Giubbe Rosse

Giubbe Rosse

anomalie nel paradigma

"Quando mutano i paradigmi, il mondo stesso cambia con essi. Guidati da un nuovo paradigma, gli scienziati adottano nuovi strumenti e guardano in nuove direzioni. Ma il fatto ancora più importante è che, durante le rivoluzioni, gli scienziati vedono cose nuove e diverse anche quando guardano con gli strumenti tradizionali nelle direzioni in cui avevano già guardato prima. Dopo un mutamento di paradigma gli scienziati non possono non vedere in maniera diversa il mondo in cui sono impegnate le loro ricerche".
Thomas S. Kuhn

FARMACI ORFANI

Tutti pazzi per il molnupiravir. L’efficacia riportata consiste nella riduzione del 60% di ricoveri e decessi (dal 14,1% al 7,3%). Curiosamente 14% (virgola quattro, in quel caso) è anche il tasso di ospedalizzazioni nella casistica dello studio italiano che mesi fa ha portato all’attenzione delle cronache aspirina e FANS. La somministrazione precoce di questi farmaci riduceva quel 14% al 2,2%, quindi con un’efficacia relativa dell’85%, ben più, quindi, di questo nuovo antivirale. Ben venga un nuovo antivirale, ma farmaci di efficacia paragonabile, se non maggiore efficacia li abbiamo da sempre. Perché allora non vengono utilizzati nei protocolli, anzi, vengono ferocemente attaccati?

PERCHÉ IL GREEN PASS NON TUTELA SALUTE E SICUREZZA

Il Green Pass si fonda sull’assunto che guariti e vaccinati siano, in quanto tali, non contagiosi. Un assunto che non ha alcun fondamento scientifico, per non dire che è platealmente smentito da numerose evidenze contrarie. Per queste ragioni, il Green Pass non solo non è in grado “di garantire salute e sicurezza”, come richiesto dall’ormai famoso art. 4, comma 1, D.L. 44 del 1° aprile 2021, ma rischia addirittura di favorire focolai di contagio laddove coloro che ne fruiscono si convincano di non poter contagiare. Per contro, un accesso diffuso e facilitato ai tamponi costituirebbe l’opzione migliore ove si avesse davvero a cuore la salute pubblica, la sicurezza della cittadinanza e il ritorno a una situazione il più possibile prossima alla normalità.

CATENE VIRALI

“Nessun nesso”. Il prof. Marco Cosentino illustra in modo lucido ed esaustivo come siano le regole stesse elaborate per i vaccini a rendere complesso, se non in qualche caso impossibile, stabilire un nesso di causalità tra effetti avversi e vaccini. Questo anche a prescindere dal ben noto problema dell’underreporting.

NESSUN NESSO

“Nessun nesso”. Il prof. Marco Cosentino illustra in modo lucido ed esaustivo come siano le regole stesse elaborate per i vaccini a rendere complesso, se non in qualche caso impossibile, stabilire un nesso di causalità tra effetti avversi e vaccini. Questo anche a prescindere dal ben noto problema dell’underreporting.

SMOKING GUN

Un recentissimo studio pubblicato appena tre giorni fa sulla rivista Clinical Infectious Diseases riporta per la prima volta la presenza di proteina spike, sia nella forma S1 (quella che si lega al recettore ACE2) che in quella S1-S2 (proteina completa), nel sangue di persone che sono state vaccinate contro il covid con il prodotto di Moderna, basato sull’RNA della proteina S di SARS-CoV-2. La proteina spike è alla base della ben nota reazione infiammatoria tipica del covid e la sua presenza nella circolazione sanguigna dopo vaccino, oltretutto con una variabilità interindividuale molto elevata, rafforza l’ipotesi che possa essere alla base delle reazioni avverse post vaccino. Questa nuova evidenza scientifica sembra smentire l’ipotesi, ventilata finora da più parti su base puramente speculativa, che la proteina spike non possa diffondersi nell’organismo dopo la vaccinazione e sembra confermare, invece, l’ipotesi contraria: che sia proprio la diversa quantità di proteina spike alla base della diversa risposta da un soggetto all’altro, sia in termini di efficacia che di effetti avversi.

LA CURA

Un nuovo studio, pubblicato appena due giorni fa su Lancet, suggerisce che il budesonide (un glucocorticoide con potente effetto antinfiammatorio locale, usato spesso nel trattamento dell’asma) riduce il rischio di ricovero di circa il 90% se somministrato entro 7 giorni dall’insorgenza dei sintomi Covid-19.
Una conferma di quanto il gruppo IppocrateOrg.org e i sostenitori delle terapie domiciliari precoci sostengono da quasi un anno.