Giubbe Rosse

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anomalie nel paradigma

"Quando mutano i paradigmi, il mondo stesso cambia con essi. Guidati da un nuovo paradigma, gli scienziati adottano nuovi strumenti e guardano in nuove direzioni. Ma il fatto ancora più importante è che, durante le rivoluzioni, gli scienziati vedono cose nuove e diverse anche quando guardano con gli strumenti tradizionali nelle direzioni in cui avevano già guardato prima. Dopo un mutamento di paradigma gli scienziati non possono non vedere in maniera diversa il mondo in cui sono impegnate le loro ricerche".
Thomas S. Kuhn

PREZZO SPOT E PREZZO MARGINALE. FACCIAMO CHIAREZZA

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Perché il prezzo spot in Francia è alto nonostante il nucleare? Perché è più basso in Polonia? Perché in Germania a volte è più basso e a volte è più alto? Perché in Italia è sempre alto? Domande che mi sono state poste un milione di volte. Oggi provo a presentare una spiegazione definitiva.

Il prezzo dell’energia spot è un prezzo all’ingrosso (cioè senza oneri, tasse, costi di trasporto e distribuzione) che si forma giorno per giorno e che riguarda l’energia consegnata il giorno dopo. Non è il prezzo che pagano i consumatori finali.

Il prezzo spot in Europa si forma secondo la logica del prezzo marginale. Come funziona il prezzo marginale? I produttori offrono una quantità ad un prezzo (orario, per tutte le 24 ore del giorno dopo), che normalmente si basa sui costi di produzione di ciascun impianto. I vari gestori del mercato (le “borse elettriche”) impilano le offerte per quantità/prezzo dal meno caro al più caro, generando così una curva di offerta cumulata quantità/prezzo in vendita (merit order).
I consumatori (aggregati dagli operatori che vendono ai clienti) offrono invece (per ogni ora) il loro prezzo/quantità per l’acquisto di energia. Anche in questo caso i gestori del mercato impilano le offerte per quantità/prezzo, generando una curva della domanda. La domanda di energia è tendenzialmente rigida (cioè le quantità domandate rimangono invariate anche in presenza di prezzi alti: affinché qualcuno decida di non consumare ci vogliono prezzi molto, molto alti). Di solito, le offerte in acquisto non riportano neppure l’indicazione di prezzo. 

Ogni impianto ha un costo di produzione che dipende dal combustibile usato per fare energia e dai costi vivi della produzione. Il costo di produzione di un impianto fotovoltaico è ovviamente bassissimo, mentre il costo variabile per produrre un kWh con il gas è assai più alto.

I gestori del mercato incrociano le curve di domanda e offerta (quantità/prezzo) e il punto di incrocio delle due curve rappresenta il prezzo marginale, cioè quello a cui tutti i produttori venderanno. Dunque il prezzo marginale è il prezzo più alto dell’intero sistema: è il prezzo al quale l’impianto che soddisfa l’ultimo pezzo della curva di domanda è disposto a vendere la propria energia, dunque è il prezzo più alto (market clearing price). Tutti gli impianti che hanno offerto a prezzi inferiori incasseranno in realtà il prezzo marginale.

Di solito, gli impianti più costosi, quindi quelli che fissano il prezzo marginale, sono quelli alimentati a gas, che oltre al costo della materia prima devono aggiungere ai costi di produzione il costo dei permessi di emissione di CO2 che sono obbligati per legge a comprare.
I possessori di impianti eolici e solari, avendo costi variabili vicini a zero, incassano il prezzo spot fissato dagli impianti a gas: in presenza di prezzi del gas alti o altissimi, i produttori da rinnovabile incamerano, quindi, un premio notevole per ogni kWh prodotto.

Il prezzo spot che si forma in un paese dipende quindi dalla composizione del parco impianti nazionale: anche se un paese dispone di un baseload di energia da rinnovabili o da nucleare, difficilmente oggi queste fonti possono fissare il prezzo marginale, essendo la punta di consumo più alta della somma dell’energia prodotta da rinnovabili + nucleare. Questo perché nella giornata il profilo del consumo non è piatto: si consuma di più nelle ore centrali del giorno e poi a fine pomeriggio, più d’inverno che d’estate (salvo picchi di luglio per caldo eccezionale e uso intenso di condizionatori). Allo stesso tempo, il profilo di produzione delle rinnovabili non è piatto, ma variabile e spesso imprevedibile.

Anche in Francia, quindi, il prezzo marginale è spesso fissato dagli impianti a gas. Per questo il prezzo francese è a volte allineato a quello italiano, dove sempre e comunque il prezzo marginale è fissato dagli impianti a gas, per come è fatto il parco impianti italiano e per come sono le zone di mercato.

La Germania dispone, invece, di una quantità notevolissima di impianti eolici (oltre 30.000 MW): nei giorni molto ventosi e con domanda bassa è possibile che siano questi a fissare il prezzo marginale. In tal caso, il prezzo spot è basso, perché i produttori avranno offerto un prezzo che riflette i propri costi di produzione, vicini allo zero. Se, invece, c’è poco o zero vento e/o domanda alta, anche in Germania il prezzo marginale viene fissato dagli impianti a gas (mentre il baseload è ancora a nucleare, lignite e carbone). (Profilo di produzione eolico Germania ultimo mese).

Profilo di produzione eolico in Germania ultimo mese

In Polonia, invece, il prezzo marginale è fatto quasi sempre dalle centrali a carbone e lignite di produzione nazionale, quindi con un costo molto basso. 

Infine:

  1. Non tutto il mercato si approvvigiona a prezzo spot: anzi, di solito molti cercano di stabilire prezzi fissi in anticipo per periodi di almeno un anno (anche non solare). Quindi, il prezzo spot non rappresenta il prezzo reale del mercato all’ingrosso nel suo insieme, ma vale solo per quelle quantità che transitano nelle varie borse elettriche nazionali. A volte, invece, i clienti comprano energia a prezzi indicizzati al prezzo spot, ma l’energia non transita fisicamente dalle borse elettriche, che provvedono solo alle regolazioni finanziarie sulla base dei flussi commerciali dichiarati dagli operatori che rappresentano domanda e offerta. Tali flussi vengono controllati e misurati dal gestore della rete (in Italia Terna), per cui in ogni istante del giorno si deve chiudere con saldo netto dei flussi (produzione/consumo, o meglio, immissione/prelievo) pari a zero. Poi, da qui si apre la partita del bilanciamento, ma questa è un’altra storia.
  2. I mercati europei sono interconnessi, anche se non perfettamente. Esiste un meccanismo (market coupling) per cui si creano “zone” di mercato in cui i prezzi spot si generano tenendo conto della zona vicina (esempio, Italia del Nord e Slovenia). Queste zone si creano perché tra produzione e consumo esistono vincoli di rete: la rete non riesce sempre a trasportare tutta l’energia dovunque. I cavi sono come tubi, hanno una capacità massima di trasporto dell’energia. Tra paesi vi sono linee transfrontaliere, per cui offerta e domanda si influenzano reciprocamente con il vincolo del trasporto. Quindi, i prezzi di una singola nazione (cioè di un singolo mercato) sono collegati, in misura maggiore o minore a seconda dei vincoli di rete, a quelli di altre nazioni.

Ecco perché a volte si generano prezzi simili, più facilmente tra paesi confinanti.

Come vedete, le cose sono complesse e ci sono voluti decenni per arrivare al livello di sofisticatezza attuale. C’è una spiegazione per tutto, ma dietro cose apparentemente banali ci sono veri e propri universi.

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