Giubbe Rosse

Giubbe Rosse

anomalie nel paradigma

"Quando mutano i paradigmi, il mondo stesso cambia con essi. Guidati da un nuovo paradigma, gli scienziati adottano nuovi strumenti e guardano in nuove direzioni. Ma il fatto ancora più importante è che, durante le rivoluzioni, gli scienziati vedono cose nuove e diverse anche quando guardano con gli strumenti tradizionali nelle direzioni in cui avevano già guardato prima. Dopo un mutamento di paradigma gli scienziati non possono non vedere in maniera diversa il mondo in cui sono impegnate le loro ricerche".
Thomas S. Kuhn

QUALCOSA NON TORNA

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Ci permettiamo di aggiungere qualche osservazione al tweet del prof. Giovanardi. Il dibattito sulle eventuali sanzioni da comminare ai non vaccinati (mediante esclusione dal beneficio del trattamento ospedaliero gratuito) muove dal presupposto che in terapia intensiva finiscano solamente i non vaccinati. Tale assunto è, a nostro avviso, falso, benché venga ormai dato per acquisito da tutti, inclusi i due interlocutori.

Iniziamo dicendo che ad oggi le terapie intensive in Italia sono occupate per appena il 6% a livello nazionale, dato, peraltro, pesantemente influenzato dalle regioni del sud, in cui il basso numero di posti in terapia intensiva aumenta fatalmente la percentuale:

In Israele, che è molto più avanti dell’Europa nella campagna di vaccinazione e ha già iniziato massicciamente la somministrazione della terza dose, i casi hanno raggiunto ieri i massimi storici (quasi +11.000 casi di nuove infezioni) e da settimane i vaccinati occupano le terapie intensive in una percentuale superiore al 60%.

Fonte: Fonte: https://www.beckershospitalreview.com/public-health/nearly-60-of-hospitalized-covid-19-patients-in-israel-fully-vaccinated-study-finds.html

Per quanto si cerchi spesso di edulcorare questa realtà mediante normalizzazioni per 100.000 casi (in modo da dimostrare che il rischio di terapia intensiva è più alto tra i non vaccinati, il che è probabilmente vero in una certa misura), il dato resta comunque crudele: in numeri assoluti sono i vaccinati a occupare la maggior parte dei posti letto in terapia intensiva in Israele. All’atto pratico, dunque, quando si parla di non vaccinati che finiscono in TI, in numeri assoluti parliamo di una quantità di persone assai modesta, tenuto conto, peraltro, che oltre il 90% della popolazione a rischio e il 70% dell’intera popolazione in Israele ha completato il ciclo con due dosi. Non solo: come dimostra sempre Israele, la copertura di quello che finora veniva considerato un ciclo vaccinale completo (in Israele due dosi con Pfizer/BioNtech) tende a svanire dopo 5-6 mesi, come dichiarato pubblicamente anche dal premier Naftali Bennett il 24 agosto:

Tanto che, a partire da ieri 1° settembre, il governo israeliano restringerà la concessione del passaporto vaccinale a coloro che hanno fatto la terza dose entro sei mesi dalla seconda[1].

Il caso Israele suggerisce due conclusioni. La prima è che i vaccini mitigano, ma non eliminano affatto il rischio di finire in terapia intensiva, come ormai ammette apertamente anche la prestigiosa rivista Science[2].

Science.org, 16 agosto 2021

La seconda è che la protezione offerta dai vaccini e, in particolar modo, da quello usato più massicciamente in Italia e in Europa, Pfizer/BioNtech, tende a ridursi notevolmente dopo 5-6 mesi dall’ultima somministrazione e la copertura anticorpale è di diverse magnitudo inferiore rispetto all’immunità naturale di chi è guarito dal virus. Studi recenti[3] dimostrano che il rischio di contrarre la variante delta dopo una vaccinazione completa è 13 volte superiore al rischio di sviluppare una seconda infezione quando la malattia originale si è verificata a gennaio o febbraio 2021. 

Fonte: https://www.medrxiv.org/content/10.1101/2021.08.24.21262415v1

È logico supporre, pertanto, che con l’arrivo della stagione fredda, anche in Italia assisteremo presto a una situazione analoga a quella già in corso in Israele, con una buona percentuale di vaccinati con doppia dose che finirà in terapia intensiva. I primi segnali sembrano confermare questa nostra ipotesi: in questi giorni si registrano, infatti, numerosi casi di contagio, in qualche caso pure di decesso, tra i sanitari, i quali, come noto, sono stati i primi a vaccinarsi nei mesi di gennaio e febbraio 2021[4][5][6]. 

In conclusione: proporre il pagamento del trattamento ospedaliero per Covid-19 ai non vaccinati appare come una misura meramente politica fondata più su un istinto punitivo di risentimento e su un incomprensibile intento di diffondere a qualsiasi costo l’uso dei vaccini molto al di là di quanto possa essere scientificamente e razionalmente giustificato che non su solidi dati scientifici. Non è solo platealmente incostituzionale, come giustamente rileva il tweet iniziale. L’idea si fonda anche su un assunto falso, in quanto la terapia intensiva non è affatto un’esclusiva dei non vaccinati. Il tutto risulterà probabilmente più chiaro tra un paio di mesi.

Un commento su “QUALCOSA NON TORNA”

  1. Salve, vi seguo su Telegram. Prendo spunto solo dal titolo di questo articolo “Qualcosa non torna” per suggerirvi di preparare un sondaggio (possibilmente coordinandovi anche con altri canali Telegram) in merito ai contagi dei non vaccinati che tanto vengono spiattellati dal mainstream come dati che ritengo fasulli. Mi spiego meglio: visto che si parla di pandemia dei non vaccinati e che i casi di contagio sono in aumento perché gli stessi contraggono il covid a differenza di chi si è vaccinato, dati che mi fanno appunto pensare che “qualcosa non torna”, potrebbe essere cosa utile preparare un sondaggio per i vostri iscritti al canale Telegram, con domande tipo: 1) sei un vaccinato che ha contratto il covid dopo la vaccinazione 2) sei un vaccinato che non ha contratto il covid dopo la vaccinazione 2) sei un non vaccinato che ha contratto il covid 3) sei un non vaccinato che non ha contratto il covid… Qualcosa del genere, meglio studiata di come la propongo. Sarebbe giusto per chiarire una volta per tutte, pur sapendo che i dati potrebbero non essere veritieri al 100% (ma sicuramente molto rappresentativi), come stanno veramente le cose e perché solo qui in Italia sono sempre totalmente diverse da tutti gli altri Paesi. Poi, quando dico di coordinarvi anche con altri canali che mettono a disposizione un’informazione come la vostra, è solo per avere un più ampio spettro di persone a cui fare riferimento. Per dubbi o chiarimenti potrete contattarmi alla mia e-mail, grazie per l’attenzione, grazie per il vostro lavoro e un caro saluto a tutto lo staff.

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