Giubbe Rosse

Giubbe Rosse

anomalie nel paradigma

"Quando mutano i paradigmi, il mondo stesso cambia con essi. Guidati da un nuovo paradigma, gli scienziati adottano nuovi strumenti e guardano in nuove direzioni. Ma il fatto ancora più importante è che, durante le rivoluzioni, gli scienziati vedono cose nuove e diverse anche quando guardano con gli strumenti tradizionali nelle direzioni in cui avevano già guardato prima. Dopo un mutamento di paradigma gli scienziati non possono non vedere in maniera diversa il mondo in cui sono impegnate le loro ricerche".
Thomas S. Kuhn

CATENE VIRALI

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Il prof. Marco Cosentino prova a fare chiarezza sull'assioma da cui tutto discende, a livello scientifico, giuridico e politico: che i non vaccinati rappresentano un pericolo per la società, inclusi i vaccinati. Quanto c'è di vero in questo assioma?

Marco Cosentino è professore ordinario di Farmacologia presso la Scuola di Medicina dell'Università dell'Insubria

Gira in questi giorni sui social un post copia-incolla che inizia così:

Io sono vaccinato
Io entro in contatto con la variante Delta
Io prendo il raffreddore
Io però non replico il virus

E prosegue arrivando a insinuare che l’emergere di varianti resistenti ai vaccini sia “colpa” di chi non si vaccina. Ora, in proposito conviene ricordare in primo luogo che anche chi si vaccina può ammalarsi, con minore probabilità di chi non si vaccina, ma se si ammala poi i rischi di aggravamento sono più o meno gli stessi[1]. Inoltre, conviene anche rendersi conto che chi si ammala, vaccinato o meno, alberga il virus nelle vie respiratorie ed è di conseguenza contagioso indipendentemente dalle sue condizioni vaccinali. Esistono tra l’altro casi documentati in cui il contagio è stato trasmesso da un vaccinato asintomatico[2]. Il tema è purtroppo poco studiato, per motivi forse anche in parte intuibili, e converrebbe a tutti che fosse esaminato molto più da vicino.

E poi c’è la faccenda delle varianti. Premesso che ad oggi nessuno sa per certo da quali meccanismi originino le varianti, esse sono comunque mutazioni del genoma del virus che consentono al virus di sfuggire più efficacemente alla risposta immunitaria dell’ospite. Pertanto, è plausibile ipotizzare – anche in analogia con i meccanismi di insorgenza delle resistenze batteriche agli antibiotici – che esse siano favorite da un ambiente “ostile” al virus, che ostacolerà le “versioni” meno efficienti e, in tal modo, favorirà il prevalere di “versioni” più efficienti.

In persone che vengono in contatto per la prima volta col virus, non ci sono tuttavia barriere alla sua penetrazione e riproduzione. Non c’è motivo, quindi, per ritenere che esistano fattori che favoriscano mutazioni particolari.

Un ambiente immediatamente ostile al virus è invece presente nei vaccinati tanto quanto nei guariti, peraltro con la differenza, forse non secondaria, che i vaccinati hanno solamente anticorpi contro la proteina spike, mentre i guariti hanno anticorpi contro tutte le componenti del virus. In entrambi i casi, il virus metterà in atto tutti i meccanismi in suo possesso utili a sfuggire alle difese immunitarie, comprese le mutazioni.

In altri termini, le mutazioni sono possibili nei vaccinati tanto quanto nei non vaccinati, e non ha alcun senso colpevolizzare questi ultimi per alcunché. Chi lo fa manifesta unicamente la propria limitata comprensione del quadro complessivo oppure, peggio, l’adesione a pregiudiziali politico-ideologiche strumentali e in mala fede.

Addirittura, ma di questo non c’è alcuna prova sperimentale, sarebbe non peregrino ipotizzare che un’immunità polarizzata sulla proteina spike potrebbe favorire mutazioni a carico della spike, le quali a loro volta aggirerebbero più facilmente l’immunità (la delta che in UK infetta di più i vaccinati suggerisce proprio questo), mentre un’immunità contro la struttura complessiva del virus (guariti, vaccinati con vaccini a virus inattivato) sarebbe meno selettiva e più difficile da aggirare. Ma sono mere speculazioni teoriche che richiedono studi specifici oggi completamente mancanti.

Infine, c’è pure chi, pur ammettendo che con le varianti dobbiamo fare i conti indipendentemente dallo stato vaccinale, argomenta che sarebbero meglio le varianti “da vaccino”, in quanto la circolazione del virus nella popolazione generale implica decessi in quantità. Ora, premesso che, se ci si contagia, poi il rischio di complicazioni compreso il decesso pare simile, vaccino o non vaccino, e che le varianti come la delta in base ai primi dati paiono essere forse un poco più contagiose, ma meno letali (dato UK, da approfondire), affermare che di covid si muore “in quantità” implica che si sta negando la curabilità della malattia e si sta quindi cadendo nell’errore esiziale – è il caso di dirlo – di mettere i vaccini al primo e unico posto quando invece vaccini e cure sono le due armi, del tutto integrate e complementari con cui si uscirà da questa crisi. Le cure prima e più dei vaccini, dato che anche da vaccinati comunque ci si ammala fino alle estreme conseguenze, e non si ha invece ancora alcuna notizia fin qui di varianti che siano resistenti alle cure.

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