Giubbe Rosse

Giubbe Rosse

anomalie nel paradigma

"Quando mutano i paradigmi, il mondo stesso cambia con essi. Guidati da un nuovo paradigma, gli scienziati adottano nuovi strumenti e guardano in nuove direzioni. Ma il fatto ancora più importante è che, durante le rivoluzioni, gli scienziati vedono cose nuove e diverse anche quando guardano con gli strumenti tradizionali nelle direzioni in cui avevano già guardato prima. Dopo un mutamento di paradigma gli scienziati non possono non vedere in maniera diversa il mondo in cui sono impegnate le loro ricerche".
Thomas S. Kuhn

C’è stata una fuga di notizie dal laboratorio di Wuhan? Un’inchiesta non porterà alla luce la verità. Approfondirà l’inganno

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Jonathan Cook è un giornalista e blogger britannico residente a Nazareth. Il suo articolo Was there a Wuhan lab leak? An inquiry won’t dig out the truth. It will deepen the deception, pubblicato un paio di giorni fa sul suo blog, è uno dei migliori che ci sia capitato di leggere negli ultimi mesi su questo tema: come i mainstream hanno trattato il tema dell'origine del virus dall'inizio della pandemia ad oggi, perché da qualche settimana la narrativa è improvvisamente cambiata (l'articolo è del 1° giugno, quindi anteriore ai Faucileaks) e, infine, perché dobbiamo diffidare della nuova narrativa ufficiale oggi non meno di quanto dovessimo diffidarne ieri nonostante l'apparente cambio di rotta di 180°.
Titolo originale: Was there a Wuhan lab leak? An inquiry won’t dig out the truth. It will deepen the deception, 1 giugno 2021, Jonathan Cook Blog. Traduzione a cura di Giubbe Rosse.

Un anno fa l’idea che il Covid-19 fosse uscito da un laboratorio di Wuhan, a breve distanza dal mercato umido che, di solito, viene indicato come l’origine del virus, è stata respinta come una teoria strampalata, supportata solo da Donald Trump, QAnon e falchi di destra che cercavano di aumentare pericolosamente le tensioni con la Cina.

Oggi, dopo quello che è stato a tutti gli effetti un anno di blackout della teoria della fuga dal laboratorio da parte dei grandi media e dell’establishment scientifico, il presidente Joe Biden ha annunciato un’indagine per valutarne la credibilità. E, di conseguenza, quello che fino a poche settimane fa era considerato un complotto sgangherato di destra viene improvvisamente diffuso e preso in seria considerazione dai liberal.

Tutte le testate del mondo stanno pubblicando articoli in prima pagina in cui ci si chiede se una pandemia che ha ucciso così tante persone e distrutto la vita di così tante altre possa essere attribuita alla hybris e alla manipolazione umana piuttosto che a una causa naturale.

Per molti anni, gli scienziati di laboratori come quello di Wuhan hanno condotto esperimenti di tipo Frankenstein sui virus. Hanno modificato gli agenti infettivi presenti in natura, spesso presenti in animali come i pipistrelli, per cercare di prevedere gli scenari peggiori con cui potrebbero evolversi i virus, in particolare i coronavirus. Lo scopo dichiarato era quello di garantire che l’umanità avesse un vantaggio su qualsiasi nuova pandemia, preparando in anticipo strategie e vaccini per farvi fronte.

Che i virus siano fuggiti da laboratori come quello di Wuhan molte volte prima d’ora è cosa nota. Ora, però, ci sono segnalazioni, respinte dalla Cina, secondo cui diversi membri del personale di Wuhan si sarebbero ammalati alla fine del 2019, poco prima che il Covid-19 esplodesse sulla scena mondiale. Un nuovo coronavirus manipolato dall’uomo è fuggito dal laboratorio e si è diffuso in tutto il mondo?

Nessun interesse per la verità

E qui viene il difficile. Perché nessuno in grado di rispondere a questa domanda sembra avere interesse a scoprire la verità o, almeno, non ha interesse a fare in modo che il resto di noi la conosca. Non la Cina, non i politici americani, non l’Organizzazione Mondiale della Sanità. E nemmeno i grandi media.

L’unica cosa che possiamo affermare con certezza è questa: la nostra comprensione delle origini del Covid è stata gestita narrativamente negli ultimi 15 mesi ed è ancora gestita narrativamente. Ci viene detto solo quello che fa comodo ai potenti interessi politici, scientifici e commerciali.

Ora sappiamo che un anno fa siamo stati indotti erroneamente a credere che la fuga da un laboratorio fosse una fantasia assurda o una prova di sinofobia, quando ovviamente non era né l’una né l’altra cosa. E dovremmo capire ora, anche se la narrativa è cambiata di 180 gradi, che continuiamo ad essere fuorviati. Non ci si può fidare di nulla di ciò che l’amministrazione americana o i mainstream ci hanno raccontato, o ci raccontano oggi, sulle origini del virus.

Nessuno al potere vuole veramente andare fino in fondo a questa storia. Anzi, tutto il contrario. Se dovessimo veramente comprenderne le implicazioni, questa storia potrebbe avere il potenziale non solo di screditare enormemente le élite politiche, mediatiche e scientifiche occidentali, ma anche di compromettere l’intera base ideologica su cui poggia il loro potere.

Ecco perché quello che stiamo vedendo non è uno sforzo per affrontare la verità dell’anno scorso, ma un’offerta disperata di quelle stesse élite per continuare a controllare la nostra comprensione di essa. L’opinione pubblica occidentale è sottoposta a continue psy-op da parte dei loro stessi funzionari.

Esperimenti sui virus

L’anno scorso, la versione più sicura da promuovere per le istituzioni politiche e scientifiche occidentali era l’idea che un animale selvatico come un pipistrello abbia introdotto il Covid-19 nella popolazione umana. In altre parole, nessuno era colpevole. L’alternativa era ritenere la Cina responsabile di una fuga da un laboratorio, come ha cercato di fare Trump.

Ma c’era un’ottima ragione per cui la maggior parte dei decisori politici americani non voleva seguire quest’ultima strada. E aveva poco a che fare con la preoccupazione di non cadere in teorie complottiste o di evitare di provocare tensioni inutili con una Cina dotata di armi nucleari.

Nicholas Wade, un ex giornalista scientifico del New York Times, ha spiegato in un’indagine approfondita pubblicata il mese scorso perché l’ipotesi di una fuga da un laboratorio fosse scientificamente forte, citando alcuni dei più importanti virologi del mondo.

Ma Wade ha anche evidenziato un problema molto più serio per le élite statunitensi: poco prima del primo focolaio di Covid, il laboratorio di Wuhan, a quanto pare, stava collaborando con l’establishment scientifico degli Stati Uniti e i funzionari dell’OMS sui suoi esperimenti sui virus – cosa che, nel gergo scientifico, è nota come ricerca sul “guadagno di funzione” (ingl. “gain of function”).

Gli esperimenti sul guadagno di funzione erano stati sospesi durante la seconda amministrazione Obama, proprio a causa della preoccupazione che una mutazione del virus ingegnerizzata dall’uomo sfuggisse di mano creando una pandemia. Ma sotto Trump i funzionari americani hanno riavviato il programma e, secondo quanto riferito, stavano finanziando il lavoro presso il laboratorio di Wuhan attraverso un’organizzazione medica con sede negli Stati Uniti chiamata EcoHealth Alliance.

Si dice che il funzionario americano che ha spinto con maggior vigore per questo programma sia stato il dottor Anthony Fauci. Sì proprio lui, il principale consigliere medico del presidente degli Stati Uniti, oltre che il funzionario accreditato da tutti per aver frenato lo sconsiderato approccio alla pandemia da parte di Trump. Se la teoria della fuga dal laboratorio è corretta, quello che viene osannato per aver salvato gli Stati Uniti dalla pandemia sarebbe piuttosto uno di quelli che hanno contribuito maggiormente a crearla.

Per giunta, sarebbero implicati anche alti funzionari dell’OMS, per essere stati strettamente coinvolti nella ricerca sul guadagno di funzione attraverso gruppi come EcoHealth.

Collusi con l'inganno

Questa sembra essere la vera ragione per cui la teoria della fuga dal laboratorio è stata scartata così violentemente lo scorso anno dalle istituzioni politiche, mediche e dai media occidentali, senza alcuno sforzo per valutarne seriamente le affermazioni o investigarle. Non per qualche senso di obbligo verso la verità o qualche preoccupazione per l’incitamento razzista contro i cinesi. È stato fatto per puro interesse personale.

Se qualcuno ne dubitasse, consideri quanto segue: l’OMS ha nominato Peter Daszak, il presidente dell’EcoHealth Alliance, lo stesso gruppo che secondo quanto riferito ha finanziato la ricerca sul guadagno di funzione a Wuhan per conto degli Stati Uniti, a indagare sulla teoria della fuga dal laboratorio e a diventare a tutti gli effetti il portavoce dell’OMS in materia. Dire che Daszak aveva un conflitto di interessi è un eufemismo.

Lui, ovviamente, ha scartato con veemenza ogni possibilità di una fuga da un laboratorio e, non certo a caso, continua a dirigere l’attenzione dei media verso il mercato umido di Wuhan.

Per capire in quale misura i grandi media non solo sono negligenti ed evitano di trattare questo tema con la minima serietà, ma sono anche apertamente collusi nell’ingannare i loro lettori nascondendo sotto il tappeto questi eclatanti conflitti di interesse, vale la pena leggere questo articolo pubblicato dalla BBC lo scorso fine settimana.

La BBC fa finta di soppesare le due possibili narrazioni sull’origine del Covid. Ma non menziona nessuna delle esplosive scoperte di Wade, incluso il potenziale ruolo degli Stati Uniti nel finanziamento della ricerca sul guadagno di funzione a Wuhan. Sia Fauci che Daszak sono citati come commentatori fidati e disinteressati piuttosto che come le figure che avrebbero più da perdere da una seria indagine su ciò che è accaduto al laboratorio di Wuhan.

In questo senso, gli eventi degli ultimi 15 mesi assomigliano molto a un insabbiamento preventivo: al desiderio di impedire che la verità venga mai fuori perché, se davvero vi è stata fuga dal laboratorio, ciò minaccerebbe la credibilità delle stesse strutture di autorità su cui poggia il potere delle élite occidentali.

Blackout dei media

Ma allora perché, dopo il faticoso blackout dell’anno scorso, Biden, i grandi media e l’establishment scientifico stanno improvvisamente parlando della possibilità di una fuga del virus dai laboratori cinesi?

La risposta sembra chiara: perché l’articolo di Nicholas Wade, in particolare, ha spalancato porte che erano rimaste fino ad allora ben chiuse. Gli scienziati che prima avevano paura di essere associati a Trump o a una “teoria del complotto” alla fine hanno iniziato a parlare. Il vaso di Pandora è aperto.

O come ha scritto il Financial Times a proposito della nuova narrativa ufficiale, “il fattore trainante è stato un cambio di paradigma tra scienziati che prima delle elezioni avevano avuto paura di aiutare Trump o avevano fatto arrabbiare scienziati influenti che avevano respinto la teoria”.

Recentemente la rivista Science ha rincarato la dose pubblicando una lettera di 18 eminenti scienziati, in cui si afferma che la teoria sulla fuga dal laboratorio e quella sull’origine animale sono ugualmente “valide” e che la precedente indagine dell’OMS non aveva prodotto “una considerazione equilibrata” su entrambe. Un modo educato per non dire che l’indagine dell’OMS era una pietosa toppa.

E così oggi l’amministrazione Biden ha deciso di passare al piano B: limitare i danni. Il presidente degli Stati Uniti, l’establishment medico e i grandi media stanno sì considerando la possibilità di una fuga del virus dal laboratorio di Wuhan, ma escludono tutte le prove scoperte da Wade e altre che coinvolgerebbero Fauci e l’élite politica statunitense in una tale eventualità, qualora si sia davvero verificata. (Nel frattempo, Fauci e i suoi sostenitori hanno preventivamente confuso le acque cercando di ridefinire che cos’è il guadagno di funzione.)

Il crescente clamore sui social media, in gran parte provocato dalla ricerca di Wade, è uno dei motivi principali per cui Biden e i media sono costretti ad affrontare la teoria della fuga dal laboratorio dopo averla precedentemente scartata. Eppure le rivelazioni di Wade sul coinvolgimento degli Stati Uniti e dell’OMS nella ricerca sul guadagno di funzione e sulla potenziale complicità in un’eventuale fuga dal laboratorio e in un successivo insabbiamento mancano da quasi tutti i resoconti dei mainstream.

Tattica evasiva

La cosiddetta indagine di Biden vuole essere cinicamente evasiva. Fa credere che l’amministrazione voglia seriamente arrivare alla verità quando non è affatto così. Allevia la pressione sui mainstream, che altrimenti dovrebbero scoprire la verità da soli. Restringere il campo di indagine alla teoria della fuga dal laboratorio sposta l’attenzione dal quadro più generale, ossia la potenziale complicità degli Stati Uniti e dell’OMS in una tale fuga, e mette in ombra lo sforzo dei critici esterni di evidenziare proprio questo punto. E l’inevitabile ritardo nello svolgimento dell’indagine sfrutta astutamente la stanchezza per le notizie sul Covid, ora che la popolazione occidentale inizia a riemergere dall’ombra della pandemia.

L’amministrazione Biden spera che l’interesse del pubblico per questo tema svanisca rapidamente, in modo che i grandi media possano farla uscire dai loro radar. In ogni caso, i risultati dell’indagine saranno molto probabilmente non conclusivi, per evitare di far scoppiare una guerra di narrazioni con la Cina.

E anche nel caso in cui l’indagine obbligasse a puntare il dito contro i cinesi, l’amministrazione Biden sa che i media occidentali riporteranno fedelmente le sue accuse contro la Cina come un dato di fatto, così come hanno fino ad ora oscurando qualsiasi ipotesi di una fuga dal laboratorio, se non quando sono stati costretti a farlo qualche giorno fa.

L'illusione della verità

La storia di Wuhan ci permette di comprendere più a fondo come le élite esercitino il loro potere narrativo su di noi, per controllare ciò che pensiamo o, addirittura, quello che siamo capaci di pensare. Possono distorcere qualsiasi narrazione a loro vantaggio.

Nei calcoli delle élite occidentali, la verità è in gran parte irrilevante. Ciò che è della massima importanza, invece, è mantenere l’illusione della verità. È fondamentale continuare a credere che i nostri leader governino in funzione dei nostri migliori interessi; che il sistema occidentale – nonostante tutti i suoi difetti – è il migliore possibile per organizzare la nostra vita politica ed economica; e che ci troviamo su un percorso costante, anche se a volte accidentato, verso il progresso.

Il compito di sostenere l’illusione della verità spetta ai grandi media. Spetterà a loro adesso il compito di esporci a un dibattito potenzialmente lungo, certamente vivace – ma attentamente circoscritto e in definitiva inconcludente – sul fatto che il Covid sia nato in modo naturale o non piuttosto uscito dal laboratorio di Wuhan.

Il compito dei media è gestire senza problemi il passaggio dall’indiscutibile certezza dello scorso anno (che la pandemia avesse un’origine animale) a un quadro più titubante e confuso che include la possibilità di un intervento umano, ma molto cinese, nell’origine del virus. Tutto ciò serve a non avvertire alcuna dissonanza cognitiva, perché una teoria che gli esperti ci avevano assicurato essere impossibile fino a poche settimane fa diventa improvvisamente fin troppo possibile, anche se nel frattempo nulla è cambiato materialmente.

Ciò che è essenziale per le istituzioni politiche, mediatiche e scientifiche è che noi non riflettiamo su questioni più profonde:

  • Come è possibile che i media apparentemente scettici, discutibili e chiassosi abbiano parlato ancora una volta per lo più con una voce unica e acritica su una questione così vitale – in questo caso, per più di un anno, sulle origini del Covid?
  • Perché quel consenso dei media è stato interrotto non da una grande organizzazione mediatica dotata di grandi risorse, ma da un solitario ex giornalista scientifico che lavora in modo indipendente e pubblica su una rivista scientifica relativamente oscura?
  • Perché i tanti eminenti scienziati che ora sono pronti a mettere in discussione la narrativa imposta sull’origine animale del Covid sono rimasti in silenzio per così tanto tempo sull’ipotesi apparentemente altrettanto credibile di una fuga di laboratorio?
  • E, soprattutto, perché dovremmo credere che le istituzioni politiche, mediatiche e scientifiche abbiano in questa occasione un qualche interesse a dirci la verità, o ad assicurare il nostro benessere, dopo aver dimostrato di aver ripetutamente mentito o essere rimasti in silenzio su questioni ancora più gravi? E su periodi molto più lunghi, come le varie catastrofi ecologiche che incombono dagli anni ’50?

Interessi di classe

Queste domande, per non parlare delle risposte, saranno accuratamente evitate da chiunque abbia bisogno di credere che i nostri governanti siano competenti e morali e perseguano il bene pubblico piuttosto che i propri interessi individuali, ristretti, egoistici – o quelli della loro classe o gruppo professionale.

Gli scienziati si rimettono servilmente all’establishment scientifico perché quello stesso establishment sovrintende a un sistema in cui gli scienziati sono ricompensati con finanziamenti per la ricerca, opportunità di lavoro e promozioni. E perché gli scienziati non hanno un grande interesse a mettere in discussione o esporre i fallimenti della propria comunità professionale o ad aumentare lo scetticismo del pubblico nei confronti della scienza e degli scienziati.

Allo stesso modo, i giornalisti lavorano per una manciata di grandi media di proprietà di miliardari che vogliono mantenere la fiducia del pubblico nella “benevolenza” delle strutture di potere che premiano i miliardari per il loro presunto genio e la loro capacità di migliorare la vita del resto di noi. I mainstream non hanno interesse a incoraggiare il pubblico a chiedersi se possono davvero operare come un canale neutrale che convoglia le informazioni alla gente comune piuttosto che preservare uno status quo che avvantaggia una piccola e ricca élite.

E i politici hanno tutte le ragioni per continuare a persuaderci che rappresentano i nostri interessi piuttosto che quelli dei donatori miliardari, le cui società e i cui media possono facilmente distruggere le loro carriere.

Abbiamo a che fare qui con un insieme di classi professionali che fanno tutto ciò che è in loro potere per preservare i propri interessi e gli interessi del sistema che li ricompensa. E ciò richiede strenui sforzi da parte loro per assicurarsi che non comprendiamo che la politica è guidata principalmente dall’avidità e dalla brama di potere, non dal bene comune o dalla preoccupazione per la verità e la trasparenza.

Ecco perché non si apprenderanno lezioni significative su ciò che è realmente accaduto a Wuhan. Mantenere l’illusione della verità continuerà ad avere la priorità sulla scoperta della verità. Ed è per questo motivo che siamo condannati a ripetere in eterno gli stessi errori. Come dimostrerà senza dubbio la prossima pandemia.

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