Giubbe Rosse

Giubbe Rosse

anomalie nel paradigma

"Quando mutano i paradigmi, il mondo stesso cambia con essi. Guidati da un nuovo paradigma, gli scienziati adottano nuovi strumenti e guardano in nuove direzioni. Ma il fatto ancora più importante è che, durante le rivoluzioni, gli scienziati vedono cose nuove e diverse anche quando guardano con gli strumenti tradizionali nelle direzioni in cui avevano già guardato prima. Dopo un mutamento di paradigma gli scienziati non possono non vedere in maniera diversa il mondo in cui sono impegnate le loro ricerche".
Thomas S. Kuhn

I TRUCCHETTI DA PRESTIGIATORE DEL CDC: SI ABBASSA LA SOGLIA DELLA POSITIVITÀ A “CT≤28” PER I POST-VACCINATI

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Il valore CT definisce in ultima analisi la positività o la negatività di un individuo testato. CDC ha stabilito che d'ora in poi la soglia per determinare la positività nei post-vaccinati sarà ≤28. In questo modo, molti vaccinati risulteranno "negativi", anche se presentano una carica virale bassa che, con una soglia più alta, li renderebbe automaticamente positivi. Questo abbassamento del valore CT suscita perplessità, considerato che in molti laboratori in Occidente e anche in Italia si continua a usare una soglia di 38-40, con la quale soggetti sani o con quantità trascurabili di RNA virale (quindi raramente infettivi) sono stati fino ad oggi considerati positivi.

Fonte: informativa dei Centers for Disease Control and Prevention. Fai clic sull’immagine per ingrandire.

In un’informativa del CDC di Atlanta si apprende che, al fine di investigare la diffusione del Sars-Cov-2 tra i soggetti vaccinati con vaccini approvati per l’uso di emergenza da FDA (processo necessario per comprendere quanto le varianti e il ceppo originario siano in grado di far breccia nella copertura vaccinale), la soglia di Cutoff viene portata a CT≤28. Per comprendere che cosa comporti tutto ciò, occorre prima fare un passo indietro e spiegare che cos’è un CT.

Il CT (Cycle Threshold o ciclo-soglia) è il numero di cicli di amplificazione della Reazione a Catena della Polimerasi (la cosiddetta PCR) necessari prima di riuscire a individuare il virus. Quando un soggetto presenta almeno qualche frammento di RNA virale nel campione di secrezione prelevato, durante l’analisi si produce un segnale di fluorescenza. Se servono pochi cicli per individuare la positività, significa che il campione iniziale è ricco di RNA virale e il soggetto da cui proviene è presumibilmente infettivo. Se, invece, non viene visualizzato un segnale positivo nel test dopo x cicli, si smette di replicare il materiale genetico del campione sotto indagine e il paziente viene a quel punto dichiarato negativo. Come si può intuire, il valore CT è inversamente proporzionale alla quantità di RNA virale inizialmente presente nel campione. Quanto più il CT è basso, tanti meno sono i cicli di PCR necessari per individuare il segnale di positività e tanto più alta è la carica virale. Viceversa, quanto più il CT è alto, tanti più saranno i cicli necessari prima di riuscire a rilevare un segnale di positività. Il valore CT si può definire, dunque, come la soglia alla quale si smette di replicare il materiale genetico del campione sotto indagine. O, se si preferisce, il CT decide “quanto si deve attendere” (mentre il materiale genetico viene replicato) prima di individuare l’eventuale positività nel campione del paziente.

Ora, il problema è che il CT è un parametro essenzialmente arbitrario. Fissare la soglia a 28 o 40, ad esempio, cambia di molto le cose. Più precisamente, può fare la differenza tra essere considerato positivo ed essere considerato negativo. I valori di CT spesso usati nei laboratori sono decisamente elevati. In Italia, ad esempio, si usa una soglia di CT=40. Con una soglia così alta, vengono classificati come positivi anche soggetti che presentano pochissimo materiale virale (tecnicamente, la PCR deve duplicare moltissimo il materiale di partenza prima di riuscire a trovare un segnale). Tornando alla decisione del CDC, abbassare la soglia del CT a ≤28 all’atto pratico significa ridurre le probabilità di trovare positivi (ad esempio, rispetto a una soglia fissata a 40). Con una soglia più bassa, verranno classificati come positivi solo soggetti effettivamente ricchi di RNA virale nei campioni di secrezione prelevati, mentre risulteranno negativi soggetti che spesso vengono classificati come “positivi” con le procedure PCR attuali.

In sintesi: tenere una soglia di CT alta, significa identificare come positivi anche soggetti sani o con quantità trascurabili di RNA virale. Questi soggetti non sono solitamente infettivi (quantità virali basse segnalano virus già morti e non più in grado di replicarsi).

"Viral RNA load as determined by cell culture as a management tool for discharge of SARS-CoV-2 patients from infectious disease wards", Raoult et alii

In questo studio di Didier Raoult pubblicato sul NCBI, si afferma che soggetti positivi alla RT-PCR (tampone molecolare) con CT>34 hanno campioni che, una volta messi in coltura (per valutare la vitalità effettiva del virus) poi non contengono virus replicantisi in piastra. In sostanza, sopra un certo livello di CT sei positivo al tampone, ma non hai materiale genetico (RNA) virale in grado di replicarsi in coltura e quindi non sei infettivo.

Al contrario, con una soglia di CT pari a 28 come ora deciso dal CDC, sarà facile concludere che molti individui vaccinati sono “negativi”, anche se presentano una carica virale bassa. Individui che, usando una soglia più alta, risulterebbero automaticamente “positivi”. Curiosamente, anche Anthony Fauci sembrava di questo avviso fino a qualche tempo fa. Ancora nel luglio 2020, affermava che sopra i 35 cicli quello che si rileva sono essenzialmente nucleotidi morti e “le probabilità che un individuo sia infettivo sono minuscole”. A quanto pare, ci è voluto un po’ di tempo prima che la CDC ne tenesse conto. Al che si pone istintivamente una domanda: perché proprio adesso? 

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