Giubbe Rosse

"Quando mutano i paradigmi, il mondo stesso cambia con essi. Guidati da un nuovo paradigma, gli scienziati adottano nuovi strumenti e guardano in nuove direzioni. Ma il fatto ancora più importante è che, durante le rivoluzioni, gli scienziati vedono cose nuove e diverse anche quando guardano con gli strumenti tradizionali nelle direzioni in cui avevano già guardato prima. dopo un mutamento di paradigma gli scienziati non possono non vedere in maniera diversa il mondo in cui sono impegnate le loro ricerche".
Thomas S. Kuhn

SULLE PROPOSTE DI CANCELLAZIONE DEL DEBITO PUBBLICO

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In questi giorni ha fatto molto discutere la proposta di cancellazione del debito da Covid-19 lanciata dal presidente del Parlamento Europeo David Sassoli. Su questo tema riportiamo oggi il parere di Paolo Cardenà, private banker dei maggiori gruppi bancari italiani, socio cofondatore di una società di consulenza finanziaria, tributaria, fiscale e gestionale alle imprese, nonché autore del blog Vincitori e vinti.

È abbastanza interessante il dibattito sulla proposta sulla proposta di cancellazione del debito degli Stati da Covid-19 lanciata da Sassoli. Ma Sassoli è solo l’ultimo arrivato a fare una proposta del genere. Il fatto è che, per una semplice questione di dialettica, se esiste un debito, deve esistere anche un credito. Il che significa che, se esiste un debitore, deve esistere anche un creditore. Se non esistono più i debiti (debitori), non esistono più i crediti (creditori). Quindi, è chiaro che, se si cancella un debito dello stato, automaticamente si cancella anche il credito di qualche creditore.

Secondo una certa scuola di pensiero, questo non è accettabile. E, in parte, è anche vero. Ma solo in parte. Perché tutto dipende da chi è il creditore. Se lo Stato si indebita con un fornitore di un determinato bene o servizio, che a sua volta è anche creditore (dello Stato, ossia del debitore), qualora si cancellasse il debito, qualche problema sorgerebbe. E non solo qualche problema. Perché automaticamente verrebbe cancellato il credito del fornitore, il quale a sua volta non potrebbe pagare i suoi fornitori i suoi dipendenti e via dicendo.Quindi, si verrebbe a creare un effetto a catena più contagioso del Covid-19, senza la possibilità di poter interrompere la diffusione delle insolvenze, nemmeno con la quarantena. A meno che non arrivi qualcuno a ricapitalizzare chi ha subito la perdita. La stessa cosa accadrebbe se il debito annullato avesse come contropartita il credito verso il sistema bancario. Con l’aggravante che, in questo caso, si amplificherebbe ancora di più il rischio, date le interconnessioni che le banche hanno con il sistema economico e sociale.

Il discorso cambia se il debito che si cancella riguarda il credito di una banca centrale. Ed è il caso al quale ci si riferisce, quando si parla di cancellazione del debito degli stati. La BCE, tramite le banche centrali nazionali che fanno parte dell’Eurosistema, nel corso degli ultimi 5 anni ha comprato un bel po’ di debito pubblico dei paesi che appartengono all’unione monetaria. La banca centrale, per comprare il debito degli stati, non deve chiedere i soldi a nessuno. Ma allora come fa? Se li produce, grazie all’autorità di battere moneta che le è stata attribuita. In altre parole, la banca centrale ha il monopolio legale di coniare monete e stampare banconote. Quindi, che cosa accadrebbe se si decidesse di cancellare il debito degli stati comprato dalla Banca Centrale Europea? Assai poco o forse nulla. In questo caso, si cancellerebbe il debito degli Stati e, di conseguenza, si cancellerebbe anche il credito della Banca Centrale Europea. Secondo alcuni, la cancellazione del debito degli Stati, implicando la cancellazione del credito vantato dalla banca centrale, determinerebbe una perdita nel bilancio della BC che, di conseguenza, dovrebbe essere coperta attraverso la ricapitalizzazione. Ma questa buona prassi ragionieristica è vera per tutte le società, non per le banche centrali, proprio grazie allo status particolare (ossia privilegiato) di cui godono (ossia, il monopolio di battere moneta).

Pertanto, le banche centrali possono funzionare anche con patrimonio netto negativo. E a dirlo non è Paolo Cardenà, ma la BCE stessa in un suo documento dell’aprile del 2016 dal titolo Profit distribution and loss coverage rules for central banks, dove si afferma che “Le banche centrali sono protette contro l’insolvenza a causa della loro capacità di creare denaro e possono perciò operare con patrimonio netto negativo”. Amen.

Chiarito questo aspetto (lo ha chiarito la BCE), a mia modesta opinione, credo che non si arriverà mai a qualcosa di simile (cioè alla cancellazione del debito degli stati). Questo perché esistono almeno un paio di problemi a mio avviso insormontabili.
Il primo è politico: almeno all’interno dell’Eurozona, considerati gli interessi contrapposti dei vari paesi, non credo si potrà mai raggiungere un accordo politico idoneo a favorire una soluzione del genere. Questo per moltissime ragioni, peraltro legittime.Il secondo, per una questione di opportunità: il rischio che le masse, in qualche modo, possano essere indotte a pensare che il denaro sia una risorsa potenzialmente illimitata. Se ciò accadesse, cesserebbe anche il potere di controllo delle masse stesse, esercitato proprio grazie alla scarsità di denaro.

Quindi, che cosa succederà? Se dovessi puntare i miei due cent, sarei orientato a dire che, con ogni probabilità, il debito comprato dalla BCE non verrà cancellato, ma, verosimilmente, sarà come se lo fosse. Perché è molto probabile che la BCE sarà costretta a rinnovare sine die gran parte (se non tutto) il debito che via via verrà a scadenza. E che, probabilmente, verrà smaltito per via inflazione (quando tornerà) nel corso dei prossimi decenni.

Un commento su “SULLE PROPOSTE DI CANCELLAZIONE DEL DEBITO PUBBLICO”

  1. Non è imminente un ritorno al Gold (Exchange) Standard che potrebbe far emergere come un problema il capitale negativo (a meno di trucchi contabili). Si spiega tutta così, ad esempio, l’avversione per Judy Shelton in FED

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