Giubbe Rosse

"Quando mutano i paradigmi, il mondo stesso cambia con essi. Guidati da un nuovo paradigma, gli scienziati adottano nuovi strumenti e guardano in nuove direzioni. Ma il fatto ancora più importante è che, durante le rivoluzioni, gli scienziati vedono cose nuove e diverse anche quando guardano con gli strumenti tradizionali nelle direzioni in cui avevano già guardato prima. dopo un mutamento di paradigma gli scienziati non possono non vedere in maniera diversa il mondo in cui sono impegnate le loro ricerche".
Thomas S. Kuhn

Il fascismo del politicamente corretto

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Scopro stamani che hanno cambiato la veste grafica dell’app Immuni. Le rimostranze di Laura Boldrini e dell’ex-deputata Anna Maria Concia, secondo cui l’immagine originaria sarebbe rispettivamente “inquinata in partenza da insopportabili e anacronistici stereotipi” e “fuori dal tempo e dalla storia”, sono state immediatamente recepite dal ministro per le pari opportunità Elena Bonetti. In meno di un giorno, lo splash screen dell’app è cambiato e adesso i ruoli sono invertiti: il padre tiene in braccio un bebè, mentre la madre siede davanti al computer.

Vorrei fare alcune premesse:
1. Non mi frega niente dell’app Immuni.
2. Né la prima né la seconda immagine mi provocano alcun disturbo. Come padre che pratica il cosiddetto smart working da più di venticinque anni, nella vita reale siedo davanti al computer e tengo spesso un bimbo in braccio. Non mi fanno né caldo né freddo.
3. Molto ci sarebbe da dire sull’idea negativa della procreazione che traspare tanto dalla prima quanto dalla seconda immagine. Ma non mi soffermerò su questo e su altri aspetti che meriterebbero un’analisi a parte.

No, a me disturba solo una cosa: che una minoranza elettoralmente trascurabile della società, in un solo giorno e con un paio di semplici tweet, sia stata in grado di far cambiare lo splash screen di un’app governativa rivolta indistintamente a tutti. E questo sulla base della propria personalissima concezione della società, dei ruoli familiari, della maternità. Domanda: da quando la signora Boldrini e la signora Concia rappresentano le donne e parlano a loro nome? Chi e quando ha conferito loro tale titolo? In Italia le donne sono il 51,4% della popolazione, circa 1,6 milioni in più rispetto agli uomini. Siamo sicuri, vero, che tutte loro condividano la stessa idea di ciò che è “donna” e di ciò che è “maternità”? Qualcuno si è forse preso la briga di consultarle? Magari, avrebbero anche potuto non essere d’accordo. Perché un’intera società, maschi inclusi, dovrebbe dipendere dalla sensibilità, dalla visione, dall’ideologia, dalla scala di valori della signora Boldrini e del ristrettissimo novero di elettori ed elettrici che si riconoscono in lei?

Chi se ne frega dell’app Immuni e di una stupida immagine, mi direte voi. No, non avete capito. La questione è tutt’altro che irrilevante e va ben oltre il contesto in cui è nata. Da qualche anno a questa parte una minoranza di fanatici, perché di questo si tratta, numericamente irrilevante, ma estremamente coesa, organizzata, ben rappresentata nelle redazioni dei mainstream, abilissima nell’uso delle reti sociali, si è insediata in molte posizioni di potere ed è stata messa nelle condizioni di prendere decisioni valide non solo per se stessa, ma per l’intera società. Parliamo di una vera e propria lobby, che ha in mente un obiettivo preciso e lo persegue con spietata decisione: occupare il potere. Attenzione: qui non è in discussione la loro libertà di pensiero. Nessuno obietta sulle loro rispettabilissime scelte personali. Di ciò che fanno nella loro vita privata, delle loro legittime preferenze. Qui non si parla nemmeno di estendere i diritti a una minoranza, di includere chi viene da fuori o chi, a torto o a ragione, si sente escluso. No, qui si parla dei veri e propri valori fondanti di un’intera società. Qui si discute se quell’ideologia e quella scala di valori, perfettamente legittime fintanto che applicate alla sfera personale, debbano diventare necessariamente vincolanti anche per tutti gli altri. Qui c’è qualcuno che pretende di parlare in nome di tutti e di decidere per il bene di tutti sulla base delle proprie personali convinzioni. Qui si parla di leggi, di modelli, di orientamenti generali che devono valere per tutti e che verranno applicati a tutti. In poche parole, si parla di sostituire un sistema di valori con un altro. Forse non vi rendete conto che con la retorica della lotta agli “stereotipi anacronistici” si mira a imporre un nuovo stereotipo: il loro. Così come attraverso la retorica dell’antifascismo si cerca di imporre un nuovo tipo di fascismo culturale, linguistico e sociale: il loro. Oggi, forse, vi suscitano ilarità gli asterischi usati al posto dei suffissi di genere, le battaglie “antisessiste” e “antidiscriminatorie” per l’uso di “ministra” e “presidenta” e tutte le altre manifestazioni linguistiche di politicamente corretto che si cerca di imporre nella comunicazione con la scusa di non “offendere la sensibilità” della minoranza X o Y. Riderete di meno tra qualche mese o qualche anno, quando ve le imporranno per legge e su quella base giuridica vedrete censurato un vostro post o vedrete chiuso il vostro account perché “non rispetta le linee guida della community” o altri standard decisi da loro. Inutile che poi vi scandalizziate per Bibbiano. Se non capite che è quello stesso fanatismo a produrre Bibbiano non appena trova spazi e si insedia al potere, allora temo che abbiate perso tempo a leggermi finora.

Siamo agli antipodi della società laica. Nel momento in cui si pretende di imporre un modello per legge, siamo a tutti gli effetti nella sfera dello stato etico. Dove è vietato dissentire e proporre modelli diversi da quello ufficiale, pena la censura, l’esclusione e il ban. Sarebbe già grave se lo stato etico venisse imposto da una maggioranza su una minoranza. Diventa addirittura eversivo nel momento in cui è la minoranza a volerlo imporre sulla maggioranza. C’è poco da ridere, credetemi. Ve ne accorgerete presto.

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