Giubbe Rosse

"Quando mutano i paradigmi, il mondo stesso cambia con essi. Guidati da un nuovo paradigma, gli scienziati adottano nuovi strumenti e guardano in nuove direzioni. Ma il fatto ancora più importante è che, durante le rivoluzioni, gli scienziati vedono cose nuove e diverse anche quando guardano con gli strumenti tradizionali nelle direzioni in cui avevano già guardato prima. dopo un mutamento di paradigma gli scienziati non possono non vedere in maniera diversa il mondo in cui sono impegnate le loro ricerche".
Thomas S. Kuhn

“Possiamo resistere a lungo perché abbiamo margini di manovra ampi grazie a una lunga crescita e alla solidità della nostre politiche”.

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Nella sua intervista al quotidiano economico Handelsblatt, il ministro dell’economia tedesco illustra il massiccio pacchetto di misure anticrisi che il suo paese si accinge a varare. Ammette apertamente che l’obiettivo del suo governo è far uscire la Germania da questa crisi ancora più forte di prima. Eurobond? Non se ne parla nemmeno. Per i paesi in difficoltà esiste il MES e, in ultima istanza, la BCE. La strategia della Germania, insomma, è chiara: sfruttare la crisi per aumentare ulteriormente il gap con i paesi ad alto indebitamento come l’Italia. La Germania ha già pronto il suo pacchetto. L’attuale tergiversamento dei ministri delle finanze dell’Eurozona per decidere la politica da adottare per far fronte alla crisi del coronavirus cospira indirettamente a favore della Germania: quanto più passa il tempo, tanto più paesi come Italia e Spagna, che ad oggi appaiono i più duramente colpiti dalla pandemia, saranno obbligati a piegarsi e ad accettare le condizionalità del MES.

Berlino – Peter Altmaier (CDU) ha discusso con il suo collega di gabinetto Olaf Scholz (SPD) i dettagli del pacchetto di salvataggio per l’economia fino alle prime ore dell’alba di lunedì. Prima della conferenza stampa con Scholz nel primo pomeriggio di lunedì si concede qualche minuto per parlare con Handelsblatt.

Il ministro dell’Economia non lascia dubbi sul fatto che il governo federale è pronto a fare tutto pur di prevenire un crollo dell’economia. Discutendo sulle misure messe in atto per fronteggiare la crisi del coronavirus, Altmaier si è espresso negativamente sulla mutualizzazione dei debiti tra paesi membri dell’Eurozona. “Siamo tutti determinati a prevenire una riedizione della crisi dei debiti sovrani in Europa, ove possibile”, ha detto ad Handelsblatt. “Tuttavia, suggerisco prudenza quando si presentano nuovi progetti apparentemente ingegnosi che molto spesso sono solo riproposizioni di idee già scartate da tempo”. La discussione sugli Eurobonds sarebbe “fiction”.
In precedenza, il primo ministro spagnolo Pedro Sánchez aveva chiesto prestiti per tutti i paesi dell’Eurozona per far fronte alla crisi, in pratica un nuovo piano Marshall per l’Europa. Anche diversi economisti tedeschi propongono di lanciare gli Eurobond per evitare che la crisi del coronavirus si trasformi in una nuova crisi dei debiti sovrani in paesi come Spagna, Italia e Grecia. Altmaier, però, risponde che è più importante rafforzare la competitività in Europa: “L’innovazione è più importante delle sovvenzioni, ed è esattamente quello su cui stiamo lavorando”, ha sottolineato. I ministri delle finanze dell’Eurozona torneranno a incontrarsi martedì per palare della crisi.

Di seguito l’intervista integrale:

Sig. Altmaier, la politica sta intervenendo in modo massiccio nell’economia come mai prima d’ora. Stiamo assistendo a un ritorno dello stato forte? Adesso si governa con il pugno di ferro?
Sì, si governa, perché la pandemia del coronavirus richiede di agire in modo rapido. E no, l’economia sociale di mercato rimane il principio economico di maggior successo. Tuttavia, la crisi innescata dal coronavirus sta mettendo a dura prova la funzionalità dell’economia di mercato in molti settori, senza che gli attori abbiano una qualche responabilità. Interi mercati stanno crollando completamente, fatturati che solo fino a un paio di settimane fa erano da capogiro sono ora scesi a zero. Quello che sta accadendo non è la normalità in un’economia di mercato. Dobbiamo agire con coraggio, con decisione e con coerenza per evitare che l’economia tedesca ed europea non subiscano danni nel lungo periodo. Ed è proprio quello che stiamo facendo: adottare misure di supporto massicce per tutta l’economia, dalle piccole alle grandi aziende fino a tutti i lavoratori per affrontare una situazione estrema. Nessuno deve rimanere escluso dalla solidarietà e non lo sarà.

Lo stato può veramente salvare tutti?
Abbiamo imparato dall’esperienza degli anni ’70. A quell’epoca vennero lanciati pacchetti di stimolo contro la crisi che accesero solo fuochi di paglia e aumentarono inutilmente il debito pubblico. Negli ultimi anni abbiamo gestito la nostra economia in modo solido, abbiamo puntato alla Schwarze Null (rigore di bilancio) e ci siamo attenuti rigorosamente a questo principio, anche contro il parere di molti economisti. Abbiamo agito in modo lineare e adesso abbiamo a disposizione i margini di manovra di cui abbiamo bisogno per affrontare questa crisi. Questo ci permetterà di attutire il colpo e di salvare molti preziosi posti di lavoro. Ma per un po’ dovremo mettere in conto anche qualche perdita.

Presto o tardi la potenza di fuoco si esaurirà.
Possiamo resistere a lungo perché abbiamo margini di manovra ampi grazie a una lunga crescita e alla solidità della nostre politiche. Ovviamente ora gli aiuti servono, ma dovranno rimanere un’eccezione assoluta ed essere limitati nel tempo. Servono a superare una difficoltà molto seria, ma di durata limitata per la nostra economia. Già ai tempi della crisi bancaria e borsistica del 2008/2009 abbiamo dimostrato di essere in grado di fare ciò che è necessario, evitando la perdita di milioni di posti di lavoro e il fallimento di numerose società. Siamo riusciti anche a ridurre il debito, che all’epoca era molto elevato, e a raggiungere l’obiettivo del rigore di bilancio (schwarze Null). E anche stavolta dovrà essere così.

Di quale orizzonte temporale stiamo parlando?
Il pareggio di bilancio ci obbliga a presentare contemporaneamente un piano di rientro, una volta che verrà meno l’eccezionalità che ci consente oggi un indebitamento più elevato. Anche il ministro delle finanze [ndr Olaf Scholz] la pensa così. Attualmente calcoliamo di poter rientrare dal debito a partire dal 2023. Tutto dipende, però, dalla rapidità con cui riusciremo a superare questa crisi. Niente ci vieta di essere più ambiziosi.

Qual è il suo obiettivo?
Una volta che la pandemia del coronavirus sarà terminata, la nostra economia dovrà essere più forte di prima. Questo è chiaramente l’obiettivo. Senza un’autodisciplina e senza un ritorno ai principi dell’economia sociale di mercato non può funzionare. E certo, dopo che la crisi sarà stata superata, non sarà possibile raggiungerlo senza tornare alla parsimonia.

Parte integrante del piano di salvataggio è un fondo di garanzia aperto anche alle aziende. Temete forse che altrimenti investitori ostili possano sfruttare la debolezza dell’economia tedesca per fare acquisizioni su larga scala?
Sì, questa è una preoccupazione fondata. I takeover sono una situazione normale nell’economia sociale di mercato. Tuttavia, in casi eccezionali può essere giusto proteggere alcune società dall’accesso di soggetti o stati stranieri. Una cosa per me è chiarissima: non permetteremo una svendita degli interessi economici e industriali della Germania.

A quali aziende pensate, in particolare?
Dipende se un’azienda ha un’importanza sistemica, se è strategicamente rilevante o è in possesso di tecnologie chiave. Le dimensioni di un’azienda non sono di per sé l’unico fattore determinante. È qui, ad esempio, che entrano in gioco le possibilità di sostegno offerte dal fondo, che si applicano anche a società di piccole-medie dimensioni, ma con rilevanza sistemica, nell’ambito delle infrastrutture critiche. “Germany is not for sale” è un motto che vale ancora oggi ed è proprio da questo presupposto che trae origine il progetto di legge che istituisce il fondo. Non stiamo aprendo la porta a richieste di sovvenzioni pubbliche per le aziende, piuttosto alla possibilità che lo stato possa entrare in esse con una partecipazione. Come ultima ratio, lo stato può intervenire mettendo a disposizione risorse che consentono alle aziende di continuare a vivere. L’idea è quella di proteggerle non solo da acquisizioni ostili, ma anche dal rischio di bassa capitalizzazione e carenza di liquidità.

Provando a essere un po’ più specifici: quali settori meritano una protezione particolare?
Vogliamo aiutare aziende della cui efficienza siamo convinti, che svolgono un ruolo importante nella nostra economia e che, quindi, è per noi fondamentale preservare. Non ci concentriamo su specifici settori o specifiche società. Istituendo questo fondo, vogliamo che sia chiaro a tutti che siamo pronti e nelle condizioni di fornire aiuto. Stato e aziende possono lavorare insieme, quando non c’è alternativa. Sia chiaro: l’equilibrio fondamentale tra stato e imprese non viene messo in discussione. Semplicemente creiamo un paracadute per l’eventualità in cui tutte le altre soluzioni non funzionino. Per i prestiti alle piccole e medie imprese il KfW dovrebbe accollarsi un rischio del 90%.

In una situazione eccezionale come questa non dovrebbe essere il 100%?
Il nuovo Programma speciale KfW 2020 è iniziato lunedì con condizioni di credito notevolmente migliorate. In particolare, adesso è possibile garantire il capitale aziendale, che è estremamente importante per le piccole e medie imprese, con un esonero di responsabilità del 90%. Finora era dell’80%. Il limite del 90%, fortunatamente, è stato approvato domenica dalla Commissione Europea. Questo è un passaggio fondamentale, che renderà più facili i prestiti alle aziende.
È chiaro, però, che anche le banche dovranno fare la loro parte in questa difficile crisi, agendo in modo rapido e flessibile.

Dobbiamo preoccuparci particolarmente del settore bancario, che stavolta è entrato nella crisi senza colpe proprie, ma che in passato è comunque già stato colpito?
Naturalmente vi sono aree in cui la Germania e tutta l’Europa hanno dovuto affrontare problemi già prima della crisi del coronavirus. Per questo, vogliamo impedire un contagio da un settore all’altro e da un paese all’altro. Dobbiamo prevenire reazioni sistemiche, quelle in cui le difficoltà economiche di singole aziende finiscono per colpire un intero settore e un’intera economia. È una lezione che abbiamo imparato dalla crisi bancaria e finanziaria. Abbiamo adottato misure preventive che rendono oggi il settore bancario più resistente alle crisi. Da questo punto di vista, oggi ci troviamo in una posizione molto migliore rispetto ad allora. D’altra parte, non è un segreto che il settore finanziario è strettamente intrecciato con l’economia reale, la quale oggi è colpita contemporaneamente dalla crisi sia sul lato della domanda che sul lato dell’offerta. Il nostro compito è quello di impedire che le banche possano essere contagiate dalla crisi dell’economia reale.

I paese membri dell’UE agiscono per conto proprio. Il virus distruggerà l’Europa?
Dobbiamo immunizzare l’Europa. L’Europa fa parte della nostra identità collettiva, per motivi politici. Ma anche per motivi economici. Il mercato unico europeo serve alla suddivisione internazionale del lavoro per la globalizzazione. Ad esso dobbiamo molto in termini di prosperità. Tuttavia, questi risultati vengono sottoposti oggi a uno stress test enorme.

Che cosa significa in concreto?
Le catene logistiche internazionali non sono sufficientemente attrezzate per far fronte a shock esogeni come la pandemia del coronavirus. Alcuni lo stanno sfruttando per chiedere la rinazionalizzazione delle economie. Questo dibattito non è nuovo, ma è estremamente pericoloso. È iniziato negli Stati Uniti con la vittoria di Donald Trump. Ma smantellare o ridurre le supply chain internazionali sarebbe un errore. Al contrario, dobbiamo rafforzarle. Ad esempio, facendo in modo che determinate pre-produzioni non provengano più da un unico paese o da un unico fornitore, ma siano molto più diversificate. Non dobbiamo tornare indietro verso ricette voodoo che sono state da tempo confutate. Una cosa è chiara: in questa crisi abbiamo bisogno di più Europa e non di meno Europa; di più solidarietà internazionale, non di meno.

L’Europa ha bisogno dei coronabond per far fronte alla crisi del coronavirus?
Questa è una domanda da rivolgere al ministro delle finanze. In Europa siamo tutti impegnati a prevenire una riedizione della crisi dei debiti sovrani, ovunque è possibile. Sugli strumenti da usare stiamo ancora discutendo. Tuttavia, mi sento di suggerire cautela quando si presentano progetti apparentemente nuovi e brillanti, ma che, in realtà, sono quasi sempre una riproposizione di idee ormai da tempo confutate. Con il fondo di salvataggio della BCE e il pacchetto di misure e scudi protettivi varato dalla principale economia dell’Eurozona, stiamo inviando un segnale forte per la stabilità dell’Euro. Il dibattito sugli Eurobond è fiction.

Il primo ministro spagnolo, Pedro Sánchez, chiede un nuovo piano Marshall per l’Europa.
La solidarietà europea è per noi importante. A tal fine, oggi in Europa abbiamo già a disposizione strumenti efficaci, come il MES e gli aiuti della BCE. Nel lungo periodo, però, non funzionerà senza rafforzare la competitività internazionale delle economie dell’UE. Per questo, lo sviluppo di una strategia industriale a livello europeo è uno dei progetti più importanti della nostra presidenza in campo economico. L’innovazione è più importante delle sovvenzioni ed è esattamente questo il terreno su cui stiamo lavorando.

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